Oramai i leghisti sono alla frutta. Sconfitti alle amministrative, spiazzati dal calo di popolarità del “padre padrone”, promettono sfaceli a Pontida ed invece  si devono accontentare dei balbettii titubanti di un leader che, più che rivoluzionario, sembra la parodia di un vecchio democristiano sulla via del tramonto. Bossi fa la lista della spesa chiedendo lo spostamento di Ministeri al nord, sapendo che la proposta è inaccoglibile, se non altro per zittire un popolino abituato a riempirsi di finte promesse e proclami di odio. Promette improbabili ripercussioni sull’alleanza di governo se in una data imprecisata non verranno fatte cose che non vengono esplicitate. Insomma una finta minaccia dette da un finto leader per zittire un branco di vocianti e alticci personaggi convinti di appartenere ad un popolo che non esiste.

In un parossismo tipico dei riti propiziatori delle sette fanatiche i leghisti si lanciano in danze liberatorie guidati dall’urlo di uno dei tanti capetti che tenta di scimmiottare il leader balbettante. Salvini, questa volta senza boccale di birra in mano, esalta la folla che lo attornia adorante come un Dio pagano e che si lancia in una canto contro Alemanno e Pisapia.

Lo stesso Salvini che poco dopo  fa sfoggio della sua cultura umanistica  cadendo in una colossale gaffe ai microfoni di un giornalista.

Ogni volta che si riunisce il circo Barnum di Pontida ringrazio questi personaggi perché mi danno la possibilità di ringraziare Dio per non avermi fatto nascere leghista.

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