Ci hanno chiesto chi siamo, il perché del nostro essere antileghsiti e nello stesso tempo di sinistra come se i due  termini fossero in contrapposizione, come se l’uno potesse escludere l’altro.
Noi non abbiamo la presunzione di arrogarci l’esclusiva del dissenso ma vogliamo spiegare perché un comunista può e deve contrastare la lega e perché il partito di Bossi si può definire un partito di destra, in alcuni casi estremo e reazionario.
Intanto noi rappresentiamo quella moltitudine di persone che non amano arrendersi, piegarsi al conformismo e alle posizioni di comodo di molti politici che hanno in questi anni legittimato l’ascesa della lega. Siamo al fianco di chi non ha paura, paura di guardare gli “altri”, paura di guardare al futuro verso cui la storia irreversibilmente ci porta.
Si può essere contro la lega in diversi modi e da diverse posizioni. Ho incontrato fascisti che si dichiaravano antileghisti in nome del tricolore e dell’Italia unita. Li ho visti usare i nostri colori mentre picchiavano i deboli e gli indifesi. Ho incontrato meridionali che si dichiaravano antileghisti perché erano stufi di essere offesi ed umiliati e quello era un modo per vendicarsi dell’altra Italia.
Noi siamo antileghisti perché amiamo la nostra terra, la nostra gente e la nostra storia. Amiamo il tricolore stretto nel pugno dei partigiani, difendiamo la Costituzione Repubblicana nata dalla scintilla della Resistenza.
Siamo europeisti perché sappiamo che il futuro è nell’unione delle genti. Sappiamo che è un percorso duro e tortuoso, un percorso che segue la nostra storia, la storia della gente che noi amiamo, perché noi ci sentiamo a casa in ogni posto dell’Italia e siamo pronti a sentirci a casa in ogni posto dell’Europa e oltre. Perché noi siamo già un crogiolo di civiltà, di volti e di rughe. Noi siamo oriente e occidente, nord e sud. Nei nostri volti, nei profumi dei nostri piatti, nei colori dei nostri occhi albergano saraceni e greci, celti e romani, normanni e svevi, spagnoli e francesi, africani e gitani. Sappiamo che la nostra ricchezza è nella molteplicità delle esperienze, non amiamo ripiegare su noi stessi, guardiamo oltre e aspettiamo che gli “altri” diventino parte di noi e noi di loro, perché questa è la storia del’Umanità, questa è la storia della nostra Italia.
Noi siamo sui barconi che vengono rispediti indietro, fra le donne i bambini e gli uomini rigettati nella disperazione e verso la morte. Noi non discriminiamo, non siamo delatori. Crediamo che una società giusta debba riconoscere i valori delle tolleranza, dell’accoglienza e del diritto. Rifiutiamo la vile logica del rigore nei confronti dei più deboli accompagnata ad una tolleranza nei confronti dei potenti. Per noi non esistono criminali stranieri o autoctoni, generosi italiani e extracomunitari  profittatori. Rifiutiamo le categorie precostituite e non riconosciamo l’esistenza delle razze. Rinneghiamo la logica dell’egoismo per cui l’unico ideale rimasto è il profitto, ci sentiamo più vicini al ragazzo che decide di vivere in mezzo agli zingari piuttosto che all’evasore in giacca che sale sul suv.
Non ci troverete alle messe riparatrici officiate da preti negazionisti dove leghisti e  fascisti pregano il loro Dio chiedendo perdono per i peccati altrui.
Ci troverete al fianco di preti coraggiosi che combattono ogni giorno le ingiustizie e le prepotenze. Nel nome della laicità dello Stato sovrano, non riconosciamo supremazie di religioni e chiediamo che siano garantiti i diritti sanciti nella nostra Costituzione.
Non saliremo mai sul palco dove i leghisti abbracciano i fascisti, Bossi con Heider, Borghezio con i capi di Forza Nuova, su quei palchi noi riconosciamo i nostri nemici.
Conosciamo una sola razza che è quella umana, senza distinzione di colore della pelle e sesso, riteniamo una barbarie l’omofobia dei leghisti e dei fascisti, e ci uniamo ai colori delle sfilate festanti e variopinte perché nei loro mille colori noi ci riconosciamo.
Siamo lontani dai neo borbonici, i nuovi secessionisti meridionali, i nuovi Masaniello che sotto la maschera di Pulcinella hanno la faccia del Senatur e dalla lega vengono foraggiati e incoraggiati. Noi navighiamo nella direzione opposta, quella che ci allontana dal medioevo e dalla barbarie.
Alle ronde verdi o nere preferiamo le “rondini” che volano alto, che sanno guardare oltre l’orizzonte. Crediamo nello stato e non tolleriamo che venga delegittimato attraverso i nuovi sceriffi e i nuovi giustizieri.
Fra i giudici e i corruttori noi siamo dalla parte di chi difende lo Stato.
Vogliamo carrozze del metro per tutti, ospedali che curino senza chiedere passaporti, scuole che insegnino la tolleranza e l’integrazione, che non creino segregazioni e differenze.
Non vogliamo vedere il nostro Parlamento offeso dagli straccetti verdi grazie ai voti complici dei camerati. Non vogliamo che gli stessi ipocriti cantino il nostro Inno dopo aver venduto la nostra Italia ai senzapatria. Gli stessi fascisti che come il loro “Venerabile” usano lo stesso linguaggio pieno di odio e di razzismo.
Ci riconosciamo nel 25 aprile perché siamo antifascisti. Perché è la data della nostra rinascita. E’ il giorno in cui ci siamo ripresi il “nostro” tricolore e la nostra storia, e amiamo distinguere chi aveva lottato fino alla morte per la libertà da chi aveva scelto la camicia del colore sbagliato.
Ci riconosciamo nell’Italia che sarà, nell’Italia e nell’Europa che proveremo a costruire.

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