Castelli si scaglia contro il disegnatore satirico Disegni, reo secondo il politico leghista di “lesa maestà” nei confronti del leader Bossi. E lo fa a modo suo, o meglio secondo lo stile tipico dei leghisti. Con grande stile. Dichiara Castelli:”La striscia pubblicata oggi da Il Fatto quotidiano di Stefano Disegni è semplicemente vomitevole”. Non può chiaramente mancare il solito riferimento alle radici cristiane che saldamente rinvigoriscono i cuori dei novelli crociati. Castelli rincara: “L’educazione cristiana che ho ricevuto mi impedisce di augurare a lui e alla sua famiglia il dramma che Bossi e la sua famiglia hanno dovuto vivere”.

Disegni, secondo l’ex guardasigilli, tristemente famoso più che altro per i decisi attacchi alla magistratura e per le “fantasiose” consulenze date agli amici, avrebbe offeso in una striscia satirica apparsa su “Il Foglio” Bossi e la sua famiglia facendo riferimento alla sua malattia.   

Bisognerebbe spiegare a Castelli che la satira è e deve rimanere libera,  e, meno che mai il potere può limitarne il raggio d’azione perché verrebbe meno la sopravvivenza di quella che rimane una preziosa risorsa della democrazia.

Una vignetta può piacere o meno, ma va difesa con tutte le forze. Attaccare la satira è un vezzo di molti politici (purtroppo anche di sinistra), ma la satira non può e non deve essere compiacente.

E poi il leghista Castelli così debole di stomaco dove aveva le sue radici cristiane quando nel 1998 si sposò con rito celtico? E  sempre il cattolicissimo (all’occorrenza) Castelli doveva avere lo stomaco forte, a prova di vomito, quando cinque anni fa durante un dibattito televisivo offese l’ex Presidente Scalfaro all’epoca quasi novantenne, perché affetto da tremore della mano.

Dove era il suo spirito cristiano quando provava rammarico nel constatare  che “per ora non possiamo sparare ai migranti”?

Il suo vomito sig. Castelli è solo l’effetto della sua inguaribile intolleranza alla democrazia.

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