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Sono veramente patetici questi leghisti. Alla continua, spasmodica ricerca del riconoscimento di una terra che non esiste, inventano campionati di calcio fra nazioni fantasma, il giro ciclistico della terra che non c’è e cercano la legittimazione al loro inganno da parte di persone che sono lontane dai loro deliri. E la risposta che ricevono è sempre la stessa. Hanno cercato da tempo di coinvolgere nel loro disegno di appartenenza alla padania personaggi come il cantautore comasco Davide Van De Sfroos. Ed il bravo cantante, reo solo di voler valorizzare il dialetto comasco nelle sue canzone, ha risposto così: “Evito la politica e tutte le bandiere, tranne il tricolore e quella del Como” per poi ribadire qualche mese fà ‘Festeggerò l’Unità d’Italia, la mia bandiera è tricolore’.

I leghisti mandano spesso  uno sparuto gruppo di sfigati ad agitare la bandiera della padania ad ogni manifestazione sportiva per dare un minimo di risalto alla nazione che non c’è. Un po’ come il disturbatore Paolini, lo straccetto verde compare con grande noia ad  ogni traguardo del Giro d’Italia o del gran Premio di Monza di Formula 1.

Poi basta una foto dove compare lo straccetto verde fra le tante  ufficiali della Ferrari per far dire ai tronfi leghisti (il leghista Paolo Grimoldi): “Fa piacere sapere che anche la Ferrari tributi il giusto atto di riconoscenza alla padania”.

E come sempre il solito schiaffo al delirio leghista arriva con una nota ufficiale della stessa Ferrari:
“Non abbiamo mai fatto politica. Oltre al Cavallino l’unico simbolo che riconosciamo è la bandiera italiana”

Insomma per rispondere alla protervia leghista l’unico modo è quello di stringersi, come sempre, intorno al nostro tricolore.

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