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Riportiamo l’articolo da “IL GAZZETTINO ONLINE” su un’inchiesta relativa alla falsificazione di firme da parte di politici leghisti nella presentazione delle liste regionali del Veneto del 2011. Un altro limpido esempio della deriva morale del partito di Bossi.

Firme false, il pm chiede il processo
Mercoledì 22 Febbraio 2012,
Firme false. Addirittura di morti e di minorenni. Per il pubblico ministero Manuela Fasolato non ci sono dubbi: sette esponenti politici polesani, tra cui tre amministratori del Carroccio, vanno rinviati a giudizio per falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Avrebbero compiuto parecchie irregolarità, infatti, nelle liste elettorali presentate alle Regionali del 2010.
Ieri si è svolta l’udienza preliminare davanti al giudice Alessandra Testoni, con il pm che ha chiesto il rinvio a giudizio per Antonello Contiero, consigliere provinciale e segretario provinciale della Lega nord; Michele Franchi, consigliere provinciale, e Virginio Mantovan, vicesindaco di Porto Viro, entrambi della Lega; Michele Raisi, consigliere provinciale dell’Udc; Marco Ferro, area Pdl, sindaco di Taglio di Po; Massimo Girotto, ex segretario provinciale di Forza nuova, nelle ultime amministrative in lista con il Nuovo Partito socialista ad Adria; Alessandro Mosca, sempre Forza nuova, originario di Cavarzere.
Secondo il pm l’indagine ha dimostrato come i sette, a vario titolo, avessero autenticato come vere firme false o inventate, o con dati di documenti inesistenti. Gli indagati, in veste di pubblici ufficiali in quanto amministratori, potevano autenticare liste di tutti gli schieramenti, anche diversi da quelli di appartenenza. L’indagine era partita da alcune segnalazioni, tra le quali un esposto dell’ex sindaco di Badia Polesine, Gastone Fantato, e da una successiva segnalazione dell’ufficio elettorale di Palazzo Nodari, che di fronte a una serie di anomalie aveva inoltrato alla Procura una decina di firme sospette relative ad almeno un paio di liste.
Ieri c’è stato solo il tempo per la requisitoria del pubblico ministero. Poi l’udienza è stata sospesa: mancava un avvocato, ammalato. Così il giudice ha deciso il rinvio al 17 aprile, data in cui la parola andrà alla difesa. E sarà interessante capire quali strategie metteranno in atto gli avvocati, che per ora preferiscono tenere le bocche cucite e non svelare le mosse.

 

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