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I leghisti non riescono a rispettare nemmeno la morte. E così Lucio Dalla, qualche giorno dopo la scomparsa, è stato duramente attaccato su radio padania. Il conduttore della trasmissione “arte nord” ha definito l’artista-poeta romagnolo un italiota giustificando la sua affermazione con il fatto che la madre fosse meridionale.
Secondo il leghista “Lucio Dalla è stato anche il simbolo di un’Italia che noi padani non vorremmo“.

E noi lo vorremmo  ricordare con le parole di una delle sue canzoni meno conosciute, forse una delle meno belle. Perchè in queste parole noi ci riconosciamo e perchè, caro Lucio, questa è l’Italia che noi vorremmo:

“Canto l’uomo che è morto
Non il Dio che è risorto
Canto l’uomo infangato
Non il Dio che è lavato.

Canto l’uomo impazzito
Non il Dio rinsavito
Canto l’uomo ficcato
Dentro il chiodo ed il legno.

L’uomo che è tutta una croce
L’uomo senza più voce
L’uomo intirizzito
L’uomo nudo, straziato
L’uomo seppellito.

Canto la rabbia e l’amore
Dell’uomo che è stato vinto
Canto l’uomo respinto
Non l’uomo vincitore.

Canto l’uomo perduto
L’uomo che chiede aiuto
L’uomo che guarda
Nell’acqua del fiume”…

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