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È automatico che chi viene accusato di corruzione deve prima di tutto togliere dall’imbarazzo il movimento e poi, se ha sbagliato, deve pagare. Il militante leghista che fa amministrazione pubblica deve avere più paura del movimento che della magistratura. Nella Lega abbiamo un codice interno molto forte e reati di questo genere non sono ipotizzabili
A pronunciare queste parole meno di dieci mesi fà era il leghista Davide Boni, Presidente del Consiglio regionale lombardo, commentando l’arresto di due consiglieri leghisti bresciani per corruzione.
In queste ore la Guardia di Finanza sta perquisendo gli uffici dello stesso Boni, indagato anch’esso per corruzione.
Dal leghista Boni che scappa dallo studio televisivo di “Italia 7 gold” mentre si parla di mafia e corruzione in Lombardia ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che decide di tenere aperti gli uffici delle Regione in occasione del festeggiamento dell’Unità d’Italia perchè “da noi si lavora” ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che non segue i suoi colleghi leghisti fuori dalla sala consiliare all’esecuzione dell’Inno di Mameli solo per rispetto della sua carica istituzionale ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che sottolinea come si sente più Svizzero che italiano ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Sarebbe il caso che il leghista Boni andasse fora d’le bale visto che abbiamo bisogno di respirare aria pulita, aria di onesta. Noi che ci sentiamo italiani.

 
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