Tag

Un anno fa abbiamo riempito le strade e le finestre di tricolori. Oggi noi continuamo a festeggiare lla nostra Italia. Vi riproponiamo quanto scrivevamo in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, oggi come ieri sempre attuale. Buon compleanno Italia:

In questi giorni ho avuto l’occasione di girare questa parte di Piemonte, questa piccola porzione d’Italia, questo territorio che qualcuno vorrebbe appartenesse ad una “nazione che non esiste”. Dappertutto, nei piccolissimi paesi come nei centri più grandi, tanti tricolori alle finestre, ai balconi. Non quelli istituzionali, ma quelli comprati spontaneamente nelle edicole, quelli rispolverati da vecchi bauli, quelli  tenuti gelosamente conservati nelle proprie case. E questo per rivendicare l’appartenenza ad una nazione che travalica i confini di queste valli, oltre la linea della pianura che si vede all’orizzonte, oltre gli egoismi di spregiudicati avventurieri che vorrebbero cancellare la nostra storia.

Ma non sono state le migliaia di tricolori, le festose vetrine con i colori della nostra bandiera a far nascere la mia riflessione quanto piuttosto quello che non c’era.
In nessun borgo, in nessuna cascina, ad alcun balcone compariva lo straccetto verde della padania, la “nazione che non esiste”.
E mi sono chiesto quale occasione migliore potrebbe avere un popolo oppresso per esprimere la propria voglia di libertà e  d’indipendenza se non la festa del proprio presunto oppressore.
Ed il mio pensiero l’ho rivolto a quei patrioti che a alla fine delle opere di Verdi con il teatro gremito di austriaci, lanciavano nella sala e sul palcoscenico volantini e coccarde tricolori al grido di “Viva Verdi, Viva l’Italia” .
Ho pensato ai balconi perennemente imbandierati di San Sebastian con i colori di Euskadi o ai vessilli tibetani coraggiosamente esposti a Lhasa.
Ma la differenza sostanziale è che la “nazione che non esiste” ha un popolo che non c’è. Ed è comprensibile il nervosismo che i leghisti hanno evidenziato in questi giorni. Un nervosismo che nasce dalla consapevolezza inespressa del fallimento del loro disegno. Saldamente ancorati alle poltrone romane hanno assistito inermi al tripudio di tricolori della loro gente. Si sono ritirati nervosamente dai luoghi dove suonava l’inno, si sono devotamente rivolti a San Patrizio il santo che aveva “romanizzato” le terre celtiche. Erano coscienti che da nessuna finestra se non da quelle del potere sarebbe comparso lo straccetto verde della “nazione che non c’è” a giustificare la loro esistenza.
Girando per questo piccolo lembo d’Italia ho trovato il passaggio di un  eroe dimenticato, di quelli che la storia mette da parte, di quelli che in silenzio fanno la storia. Lorenzo Valerio aveva poco più di trent’anni quando insieme a Michele Novaro nella sua casa ascoltò per la prima volta quel inno che l’amico Goffredo aveva inviato da Genova. Era il “canto degli Italiani” che lo stesso Novaro avrebbe musicato. Era l’inno nel quale ancora oggi ci riconosciamo, l’inno dal quale scappano i rinnegati in camicia verde. Quel gruppo di poco più che trentenni,  che nel 1847  stava disegnando la nuova Italia, sono certo l’abbia cantato e provato con l’ardore e la gioia di chi sta costruendo un sogno.  Dopo 150 anni quella nenia triste sofferta, quasi sussurrata,  regalataci da Benigni, è stato forse l’emblema di un sogno che stanno cercando di rubarci.
Ho girato per i paesi, per i borghi di questa piccola parte d’Italia e ho preso linfa dai tricolori esposti alle finestre, sui tetti delle cascine,  mi sono inebriato del vuoto dello straccetto verde della “nazione che non esiste” e ho capito che c’è ancora tempo per la speranza.

Ci sono ancora oggi persone che si sforzano di costruire la nuova Italia. L’altro giorno sulla spiaggia di Lampedusa centinaia di giovani rivendicavano il diritto ad un’Italia “colorata” proiettata verso l’Europa, in contrapposizione all’Italia egoista e chiusa che vorrebbero i leghisti e di nuovi fascisti. E questo avveniva nella stessa Sicilia dove Lorenzo Valerio piemontese di nascita , Italiano per vocazione, morì.

E’ tempo per un nuovo Risorgimento.

Dedicato a tutti quelli che credono che questo possa avvenire e che hanno il coraggio di non arrendersi e di continuare ad indignarsi.

Ai nostri amici!

Buon compleanno Italia!!!

Annunci