corrotti e corruttori

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È automatico che chi viene accusato di corruzione deve prima di tutto togliere dall’imbarazzo il movimento e poi, se ha sbagliato, deve pagare. Il militante leghista che fa amministrazione pubblica deve avere più paura del movimento che della magistratura. Nella Lega abbiamo un codice interno molto forte e reati di questo genere non sono ipotizzabili
A pronunciare queste parole meno di dieci mesi fà era il leghista Davide Boni, Presidente del Consiglio regionale lombardo, commentando l’arresto di due consiglieri leghisti bresciani per corruzione.
In queste ore la Guardia di Finanza sta perquisendo gli uffici dello stesso Boni, indagato anch’esso per corruzione.
Dal leghista Boni che scappa dallo studio televisivo di “Italia 7 gold” mentre si parla di mafia e corruzione in Lombardia ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che decide di tenere aperti gli uffici delle Regione in occasione del festeggiamento dell’Unità d’Italia perchè “da noi si lavora” ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che non segue i suoi colleghi leghisti fuori dalla sala consiliare all’esecuzione dell’Inno di Mameli solo per rispetto della sua carica istituzionale ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Dal leghista Boni che sottolinea come si sente più Svizzero che italiano ci aspetteremmo un atto di coerenza.
Sarebbe il caso che il leghista Boni andasse fora d’le bale visto che abbiamo bisogno di respirare aria pulita, aria di onesta. Noi che ci sentiamo italiani.

 

Lucio e le iene leghiste

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I leghisti non riescono a rispettare nemmeno la morte. E così Lucio Dalla, qualche giorno dopo la scomparsa, è stato duramente attaccato su radio padania. Il conduttore della trasmissione “arte nord” ha definito l’artista-poeta romagnolo un italiota giustificando la sua affermazione con il fatto che la madre fosse meridionale.
Secondo il leghista “Lucio Dalla è stato anche il simbolo di un’Italia che noi padani non vorremmo“.

E noi lo vorremmo  ricordare con le parole di una delle sue canzoni meno conosciute, forse una delle meno belle. Perchè in queste parole noi ci riconosciamo e perchè, caro Lucio, questa è l’Italia che noi vorremmo:

“Canto l’uomo che è morto
Non il Dio che è risorto
Canto l’uomo infangato
Non il Dio che è lavato.

Canto l’uomo impazzito
Non il Dio rinsavito
Canto l’uomo ficcato
Dentro il chiodo ed il legno.

L’uomo che è tutta una croce
L’uomo senza più voce
L’uomo intirizzito
L’uomo nudo, straziato
L’uomo seppellito.

Canto la rabbia e l’amore
Dell’uomo che è stato vinto
Canto l’uomo respinto
Non l’uomo vincitore.

Canto l’uomo perduto
L’uomo che chiede aiuto
L’uomo che guarda
Nell’acqua del fiume”…

leghisti falsi e falsificatori

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Riportiamo l’articolo da “IL GAZZETTINO ONLINE” su un’inchiesta relativa alla falsificazione di firme da parte di politici leghisti nella presentazione delle liste regionali del Veneto del 2011. Un altro limpido esempio della deriva morale del partito di Bossi.

Firme false, il pm chiede il processo
Mercoledì 22 Febbraio 2012,
Firme false. Addirittura di morti e di minorenni. Per il pubblico ministero Manuela Fasolato non ci sono dubbi: sette esponenti politici polesani, tra cui tre amministratori del Carroccio, vanno rinviati a giudizio per falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Avrebbero compiuto parecchie irregolarità, infatti, nelle liste elettorali presentate alle Regionali del 2010.
Ieri si è svolta l’udienza preliminare davanti al giudice Alessandra Testoni, con il pm che ha chiesto il rinvio a giudizio per Antonello Contiero, consigliere provinciale e segretario provinciale della Lega nord; Michele Franchi, consigliere provinciale, e Virginio Mantovan, vicesindaco di Porto Viro, entrambi della Lega; Michele Raisi, consigliere provinciale dell’Udc; Marco Ferro, area Pdl, sindaco di Taglio di Po; Massimo Girotto, ex segretario provinciale di Forza nuova, nelle ultime amministrative in lista con il Nuovo Partito socialista ad Adria; Alessandro Mosca, sempre Forza nuova, originario di Cavarzere.
Secondo il pm l’indagine ha dimostrato come i sette, a vario titolo, avessero autenticato come vere firme false o inventate, o con dati di documenti inesistenti. Gli indagati, in veste di pubblici ufficiali in quanto amministratori, potevano autenticare liste di tutti gli schieramenti, anche diversi da quelli di appartenenza. L’indagine era partita da alcune segnalazioni, tra le quali un esposto dell’ex sindaco di Badia Polesine, Gastone Fantato, e da una successiva segnalazione dell’ufficio elettorale di Palazzo Nodari, che di fronte a una serie di anomalie aveva inoltrato alla Procura una decina di firme sospette relative ad almeno un paio di liste.
Ieri c’è stato solo il tempo per la requisitoria del pubblico ministero. Poi l’udienza è stata sospesa: mancava un avvocato, ammalato. Così il giudice ha deciso il rinvio al 17 aprile, data in cui la parola andrà alla difesa. E sarà interessante capire quali strategie metteranno in atto gli avvocati, che per ora preferiscono tenere le bocche cucite e non svelare le mosse.

 

lega nord, lega sud… l’importante è rubare!

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Mettete insieme un imprenditore vicino alla “lega sud Ausonia” ed un sindacalista leghista e ne vedrete delle belle.
La procura di Napoli ha posto agli arresti domiciliari l’imprenditore Pasquale Pedana ed indaga sul leghista Giuseppe Cantoni per una storia di “assunzioni e mazzette” legate agli appalti della nuova sede del CNR.
Secondo i carabinieri del Noe il leghista sarebbe stato coinvolto nel pilotaggio politico di alcune cariche importanti per gestire in maniera più “comoda” gli appetitosi appalti del polo tecnologico di Napoli.

Riportiamo la precisazione della Lega sud Ausonia riportata da “Il Fatto Quotidiano”. Pur non avendo ricevuto in maniera ufficiale alcuna smentita riteniamo in ogni caso corretto pubblicare questa dichiarazione:
Pasquale Pedana non risulta essere né un iscritto, né mai un candidato, né tantomeno elemento conosciuto alla struttura del Movimento politico Lega Sud Ausonia”.

Pini l’onorevole… Pinocchio

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Dopo che il “Fatto Quotidiano” aveva denunciato, qualche giorno fà,  l’evasione fiscale di circa due milioni di euro da parte della società del leghista Pini,  un’altra perla si aggiunge alla carriera dell’Onorevole del Carroccio.
Sempre sul quotidiano di Padellaro e Gomez oggi si dà massimo risalto ad un’indagine della Procura di Forlì, nei confronti di Gianluca Pini per millantato credito, reato per il quale è previsto un arresto da 2 a 6 anni.
In pratica il deputato leghista avrebbe intascato da un amico 15.000 euro promettendo il superamento del Concorso nazionale per notaio, impegnandosi a contattare gli onorevoli Gino Capotosti e Alfonso Papa.
A concorso non superato l’amico avrebbe preteso inutilmente  la restituzione della somma.

Tolleranza zero… solo quando conviene

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Tolleranza zero con gli altri e colpevole complicità con gli amici e con gli amici degli amici. Questa è, da sempre, la filosofia della lega nord. A Varese, solo quattro mesi fa, l’assessore alla sicurezza, il leghista Carlo Piatti, con grande enfasi, annunciava una dura battaglia nei confronti dei writer. Nell’articolo della “Provincia di Varese” il leghista proclamava «Non possiamo più tollerare chi imbratta e deturpa la nostra città – spiega Piatti – bisogna imparare a distinguere tra forme d’arte e vandalismi fine a se stessi. E chi va in giro armato di bomboletta a colpire senza permesso luoghi pubblici non può certo sperare di essere inserito tra i primi. Compito del Comune è vigilare in modo che la nostra città non cada nel degrado. E uno dei modi migliori per disincentivare atti come questo è appunto quello di costituirsi parte civile» e impegnava il Comune a fare causa contro i grafittari fermati dalle forze dell’ordine.

Qualche giorno fa tre militanti leghisti sono stati denunciati per avere imbrattato un muro di Varese con frasi ingiuriose nei confronti di Mario Monti.

Siamo tutti in attesa di una denuncia da parte del Comune nei confronti dei tre teppisti

Gli amici dei mafiosi

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I leghisti si presentano come i paladini della lotta alla mafia, come i difensori del territorio dalle infiltrazioni malavitose e poi non disdegnano i legami con i mafiosi. Non c’è che dire, sono decisamente ipocriti e pericolosi. Succede in Liguria. Dopo lo scioglimento del Comune di Ventimiglia per infiltrazioni mafiose, il Sindaco di Diano marina (Imperia), il leghista Giacomo Chiappori nomina in qualità di amministratore unico della “Gestioni Municipali”, Domenico Surace.

Peccato che  Surace, originario della Calabria, compaia nel dossier antimafia consegnato dal Prefetto a Beppe Pisano lo scorso ottobre.

Per la cronaca la “Gestioni Municipali” è una società che gestisce il porto e diverse spiagge della località balneare ligure.
Non dimentichiamo inoltre che Giacomo Chiappori, oltre che sindaco è anche Deputato e rientra nella folta truppa dei fedelissimi di Bossi.

E poi sbattono i piedi quando Saviano dice loro la verità…

Il riconoscimento che non c’è

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Sono veramente patetici questi leghisti. Alla continua, spasmodica ricerca del riconoscimento di una terra che non esiste, inventano campionati di calcio fra nazioni fantasma, il giro ciclistico della terra che non c’è e cercano la legittimazione al loro inganno da parte di persone che sono lontane dai loro deliri. E la risposta che ricevono è sempre la stessa. Hanno cercato da tempo di coinvolgere nel loro disegno di appartenenza alla padania personaggi come il cantautore comasco Davide Van De Sfroos. Ed il bravo cantante, reo solo di voler valorizzare il dialetto comasco nelle sue canzone, ha risposto così: “Evito la politica e tutte le bandiere, tranne il tricolore e quella del Como” per poi ribadire qualche mese fà ‘Festeggerò l’Unità d’Italia, la mia bandiera è tricolore’.

I leghisti mandano spesso  uno sparuto gruppo di sfigati ad agitare la bandiera della padania ad ogni manifestazione sportiva per dare un minimo di risalto alla nazione che non c’è. Un po’ come il disturbatore Paolini, lo straccetto verde compare con grande noia ad  ogni traguardo del Giro d’Italia o del gran Premio di Monza di Formula 1.

Poi basta una foto dove compare lo straccetto verde fra le tante  ufficiali della Ferrari per far dire ai tronfi leghisti (il leghista Paolo Grimoldi): “Fa piacere sapere che anche la Ferrari tributi il giusto atto di riconoscenza alla padania”.

E come sempre il solito schiaffo al delirio leghista arriva con una nota ufficiale della stessa Ferrari:
“Non abbiamo mai fatto politica. Oltre al Cavallino l’unico simbolo che riconosciamo è la bandiera italiana”

Insomma per rispondere alla protervia leghista l’unico modo è quello di stringersi, come sempre, intorno al nostro tricolore.